Un emendamento alla legge di Bilancio 2026 propone di ridefinire il regime della responsabilità civile dei medici, sollevando un acceso dibattito tra istituzioni sanitarie, Ordine dei Medici e Ministero della Salute. La modifica, che riguarderebbe l’ambito contrattuale della colpa medica, potrebbe segnare un cambiamento significativo nell’equilibrio finora stabilito dalla legge n. 24 del 2017, nota come riforma Gelli-Bianco.
Negli ultimi anni, le cronache italiane hanno documentato numerosi casi di errori sanitari: interventi chirurgici sul lato sbagliato, diagnosi mancate, violazioni dei protocolli e ritardi nei trattamenti. Sebbene spesso isolati, tali episodi hanno contribuito a creare un clima di diffidenza nei confronti dei professionisti della sanità e hanno alimentato il dibattito sul bilanciamento tra tutela del paziente e protezione dei medici.
L’emendamento, presentato da una senatrice della maggioranza, mira a modificare il regime di responsabilità dei sanitari in caso di danni causati nell’esercizio della professione, sia nelle strutture pubbliche che private. Secondo il testo proposto: il medico risponderebbe direttamente e in via principale dei danni subiti dal paziente, ma solo in presenza di colpa grave accertata in giudizio; la struttura sanitaria diventerebbe responsabile solo in via sussidiaria, e soltanto in casi specifici come insufficiente organizzazione del servizio, carenza di dispositivi o attrezzature adeguate, o mancanza di autorizzazioni sanitarie necessarie.
La proposta ha subito incontrato forti critiche da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che l’ha definita un “ritorno al passato”, poiché sposterebbe il peso delle azioni risarcitorie sul singolo medico, lasciando alla struttura sanitaria un ruolo secondario. Anche quando la struttura fosse ritenuta responsabile, essa potrebbe rivalersi sul professionista coinvolto.
I medici contestano soprattutto la possibilità che l’emendamento modifichi radicalmente i principi stabiliti dalla legge Gelli-Bianco, che oggi:
attribuisce ai medici responsabilità extracontrattuale, con risarcimento limitato alla colpa grave;
rende le strutture sanitarie il primo soggetto responsabile dei danni, salvaguardando così i professionisti da azioni legali immediate e da onerose conseguenze economiche.
Secondo la Federazione, l’adozione dell’emendamento potrebbe provocare una fuga dei medici verso l’estero, aggravando la già critica carenza di personale sanitario nel sistema pubblico.
Il Ministero della Salute ha espresso parere contrario alla proposta. In una nota ufficiale, il dicastero ha sottolineato come la proposta contrasti con la linea del ministro Schillaci in materia di colpa medica e come la normativa attuale, già rafforzata dalle disposizioni sulla colpa grave, garantisca un’adeguata tutela sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari. Alla luce di queste valutazioni, il Governo non sembrerebbe intenzionato a sostenere l’emendamento durante l’iter parlamentare.
Il caso ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulla responsabilità professionale in ambito sanitario. Da un lato, vi è l’esigenza di tutelare i cittadini vittime di errori medici; dall’altro, emerge la necessità di proteggere i medici dal peso di un sistema sanitario frequentemente segnato da carenze organizzative e strutturali. L’equilibrio tra questi interessi rimane al centro di una discussione che, probabilmente, continuerà anche dopo la decisione finale sul testo della legge di Bilancio 2026.
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