Nuovi limiti per i redditi oltre i 75.000 euro: penalizzazioni per i contribuenti senza figli e rimodulazione selettiva degli sconti Irpef
Il sistema tributario italiano si avvia verso una nuova fase di razionalizzazione delle agevolazioni fiscali, segnando un cambio di paradigma nella distribuzione delle detrazioni Irpef. A partire dal periodo d’imposta 2025 — con effetti operativi nelle dichiarazioni dei redditi del 2026 — entra infatti a regime un meccanismo che subordina l’accesso agli sconti fiscali non solo alla capacità contributiva, ma anche alla composizione del nucleo familiare, secondo la logica del cosiddetto quoziente familiare.
La riforma, recepita dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6 del 2025, si inserisce in un più ampio disegno di contenimento della spesa pubblica e di selettività degli incentivi fiscali, superando l’impostazione generalizzata che per anni ha caratterizzato il sistema delle detrazioni.
Il nuovo impianto normativo individua una soglia di reddito complessivo pari a 75.000 euro, oltre la quale il diritto alla detrazione degli oneri viene progressivamente limitato. Ai fini del calcolo, il legislatore ha adottato una nozione estesa di reddito, includendo non solo quello assoggettato a Irpef ordinaria, ma anche i redditi sottoposti a imposta sostitutiva. Rientrano pertanto nel computo, tra gli altri, i proventi da cedolare secca sugli affitti, i compensi derivanti dal regime forfettario e le mance percepite nel settore turistico.
Il superamento di tale soglia non determina l’azzeramento automatico delle detrazioni, bensì l’applicazione di un tetto massimo di spesa agevolabile, modulato in funzione del reddito e della struttura familiare del contribuente.
L’elemento di maggiore discontinuità rispetto al passato è rappresentato dall’introduzione di coefficienti correttivi legati al numero di figli fiscalmente a carico. Il sistema prevede un importo base di spesa detraibile, che viene ridotto o confermato attraverso un moltiplicatore familiare.
In particolare, ai contribuenti privi di figli si applica un coefficiente pari a 0,50, che dimezza la soglia di spesa detraibile. Il moltiplicatore sale a 0,70 in presenza di un figlio, a 0,85 con due figli, mentre raggiunge il valore pieno di 1,00 solo per i nuclei con almeno tre figli o con un figlio disabile riconosciuto ai sensi della normativa vigente.
Ne deriva un sistema fortemente orientato alla tutela delle famiglie numerose e delle situazioni di maggiore fragilità, a discapito dei nuclei monocomponenti o senza carichi familiari.
Per i contribuenti con reddito complessivo compreso tra 75.001 e 100.000 euro, l’importo base di riferimento è fissato a 14.000 euro. Tuttavia, l’applicazione dei coefficienti familiari determina una riduzione significativa: il limite effettivo scende a 7.000 euro per chi non ha figli, sale a 9.800 euro con un figlio e a 11.900 euro con due figli. Solo in presenza di tre o più figli, o di un figlio con disabilità, è possibile beneficiare dell’intero massimale.
Ancora più restrittivo è il regime previsto per i redditi superiori a 100.000 euro. In questo caso, l’importo base si riduce a 8.000 euro, che diventano appena 4.000 euro per i contribuenti senza figli. Con un figlio il tetto sale a 5.600 euro, con due figli a 6.800 euro, mentre il limite massimo resta riservato esclusivamente ai nuclei familiari più numerosi o con disabilità.
L’effetto pratico è una compressione significativa delle detrazioni per i redditi elevati non accompagnati da carichi familiari, con una riduzione dei benefici fiscali che, in taluni casi, risulta sensibilmente più incisiva rispetto al passato.
Nonostante l’impianto restrittivo, il legislatore ha inteso preservare alcune categorie di oneri considerate meritevoli di tutela. Restano integralmente detraibili, al di fuori dei nuovi massimali, le spese sanitarie eccedenti la franchigia di 129,11 euro, nonché gli interessi passivi sui mutui ipotecari stipulati entro il 31 dicembre 2024.
Sono inoltre salvaguardate le quote annuali relative a interventi di ristrutturazione edilizia e recupero del patrimonio immobiliare avviati prima del 2025, così come gli investimenti effettuati in startup innovative e piccole e medie imprese.
La riforma delle detrazioni segna dunque il passaggio a un sistema maggiormente selettivo, che privilegia la dimensione familiare quale criterio di redistribuzione del beneficio fiscale. Se da un lato l’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare l’equità sociale e la sostenibilità dei conti pubblici, dall’altro emergono interrogativi sull’impatto concreto per i contribuenti ad alto reddito senza figli, chiamati a rivedere in modo sostanziale la propria pianificazione fiscale a partire dal 2026.
info@difensorecivile.it
+39 349 580 9138