Una riforma storica cambia il volto della medicina territoriale: contratti di lavoro dipendente, orari ampliati e integrazione con le Case della Comunità.
Il medico di famiglia, istituito con la legge n. 833 del 1978, rappresenta ancora oggi il punto di riferimento per la cura territoriale dei cittadini. Attualmente in Italia operano tra le 30 e le 35 mila unità, ciascuna con un bacino medio di circa 1.500 pazienti. Il compenso è tradizionalmente legato al numero di assistiti e i medici devono garantire almeno 15 ore settimanali di attività.
Negli ultimi anni, tuttavia, la difficoltà di reperire medici di base si è acuita. Secondo un rapporto della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.500 professionisti, e il trend peggiorerà: entro il 2027 sono previsti circa 7.300 pensionamenti, mentre il numero di giovani medici che scelgono la medicina generale continua a calare. Nel 2024, ad esempio, il 15% delle borse di studio disponibili è rimasto vacante, con punte superiori al 40% in alcune regioni. Parallelamente, il fabbisogno di assistenza sanitaria aumenta, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione: negli ultimi 40 anni gli over 80 sono triplicati e più della metà convive con almeno due patologie croniche.
La riforma introduce il passaggio al contratto di lavoro dipendente per i nuovi medici di famiglia, che accederanno alla professione tramite concorso pubblico e saranno inquadrati nel Servizio Sanitario Nazionale, similmente ad altri professionisti sanitari. I medici già in servizio potranno scegliere se mantenere l’attuale regime di libera professione o aderire al nuovo modello, ottenendo maggiore stabilità economica e previdenziale e una più stretta integrazione con il sistema sanitario.
L’orario settimanale sarà di 38 ore, suddivise tra:
-20 ore in ambulatorio
-18 ore dedicate ai servizi territoriali, inclusa l’assistenza domiciliare, la gestione dei pazienti cronici e le attività nelle Case della Comunità.
Il modello promuove inoltre una maggiore collaborazione con altre figure sanitarie, come infermieri e psicologi, favorendo un approccio multiprofessionale e un equilibrio più sostenibile dei carichi di lavoro.
-Contratto: dipendente per i nuovi medici; scelta libera per chi è già in servizio
-Ore settimanali: 38 (20 in ambulatorio, 18 sul territorio)
-Retribuzione: sistema misto, con quota fissa e parte variabile legata agli obiettivi
-Incremento medio stipendi: +5,78%
Il tradizionale corso triennale regionale sarà progressivamente sostituito da una specializzazione universitaria quadriennale, con:
-maggiore formazione pratica
-tirocini obbligatori nelle strutture di medicina territoriale
-standard formativi uniformi su tutto il territorio nazionale
Questo nuovo percorso mira a rafforzare la qualità della preparazione dei futuri medici di base, rispondendo alle richieste delle società scientifiche e delle rappresentanze professionali.
Accanto all’adeguamento salariale medio del 5,78%, sarà introdotto un sistema di incentivi legato al raggiungimento di obiettivi concreti, tra cui:
-riduzione delle liste d’attesa
-gestione dei pazienti complessi e cronici
-coordinamento con strutture sanitarie e SSN
Elemento strategico della riforma sono le Case della Comunità, disciplinate dal decreto ministeriale 23 maggio 2022, n. 77, concepite come strutture di prossimità per facilitare l’accesso dei cittadini all’assistenza sanitaria. Queste sedi multidisciplinari ospitano équipe composte da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri e psicologi, garantendo un approccio integrato alla cura del paziente.
Le prime sperimentazioni dimostrano risultati concreti:
-riduzione dei tempi di attesa da 3 mesi a circa 6 settimane
-copertura media di 20.000 abitanti per struttura
-gestione integrata dei pazienti cronici e delle urgenze a bassa intensità
Con queste novità, la medicina di base punta a diventare più vicina ai cittadini, più efficiente e sostenibile, affrontando le criticità storiche del sistema sanitario territoriale e rafforzando il ruolo del medico di famiglia come punto di riferimento stabile e accessibile per tutti.
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