Nel quadro delle politiche di contrasto all’assenteismo, l’INPS preannuncia per il 2026 un significativo incremento delle visite fiscali domiciliari, con una proiezione che potrebbe superare le 430.000 verifiche annue. I dati più recenti evidenziano una tendenza già in atto: l’attività ispettiva si consolida quale strumento centrale di vigilanza sul corretto utilizzo delle assenze per malattia.
L’assenza per malattia, lungi dal configurarsi come una mera sospensione della prestazione lavorativa, implica l’adempimento di specifici obblighi giuridici. Tra questi, assume rilievo primario il dovere di reperibilità presso il domicilio indicato nel certificato medico.
Le fasce orarie, oggi uniformate per lavoratori del settore pubblico e privato, sono fissate tra le ore 10:00 e le 12:00 e tra le 17:00 e le 19:00. In tali intervalli temporali, il lavoratore è tenuto a rendersi disponibile per eventuali controlli, che possono essere disposti in qualsiasi giorno, inclusi festivi e fine settimana, per l’intera durata della prognosi.
L’inosservanza anche occasionale di tale obbligo comporta l’attivazione automatica di un procedimento amministrativo. È pertanto essenziale che eventuali allontanamenti temporanei dal domicilio siano preventivamente comunicati all’Istituto e adeguatamente giustificati, al fine di evitare contestazioni.
Il sistema sanzionatorio vigente si fonda su un principio di progressività, che riflette la gravità crescente delle violazioni accertate:
Tuttavia, il profilo economico non esaurisce le conseguenze. Sul piano del rapporto di lavoro, il comportamento del dipendente può assumere rilievo disciplinare. La giurisprudenza, inclusa quella della Corte di Cassazione, ha più volte riconosciuto la legittimità del licenziamento nei casi di reiterata irreperibilità o di simulazione dello stato patologico, qualificando tali condotte come lesive del vincolo fiduciario.
Le rilevazioni dell’Osservatorio statistico dell’INPS confermano un incremento sia dei certificati medici sia delle visite di controllo. Nella seconda metà del 2025, i certificati hanno raggiunto quota 14 milioni (+2,8% su base annua), mentre le visite domiciliari si sono attestate intorno alle 399.000 unità (+3,7%).
Nel dettaglio:
-Nel terzo trimestre 2025 si registrano circa 199.000 controlli (+5,8%);
-Nel quarto trimestre circa 200.000 (+1,6%), con un incremento particolarmente marcato nel settore pubblico.
L’intensità dei controlli appare significativamente più elevata nel pubblico impiego, con una media di 62 visite ogni mille certificati, rispetto alle 30 nel settore privato.
Un elemento innovativo riguarda l’estensione delle verifiche anche ai lavoratori in modalità agile. Il recente rinnovo del contratto collettivo degli enti locali apre infatti alla possibilità di un ampliamento dello smart working, soprattutto per categorie meritevoli di tutela, come i caregiver.
In tale contesto, si prospetta un adeguamento delle modalità ispettive, con l’obiettivo di garantire l’effettività dei controlli anche nei confronti di chi presta attività lavorativa da remoto.
Il rafforzamento dei controlli si inserisce in una strategia più ampia di contenimento dell’assenteismo, fenomeno diffuso a livello europeo. Tuttavia, il sistema italiano si distingue per il ruolo centrale del certificato medico e per l’assenza di un ricorso generalizzato all’autocertificazione, più diffusa nei Paesi del Nord Europa.
In questo scenario, le visite fiscali rappresentano il principale strumento di verifica, confermando un approccio improntato al rigore formale e al controllo diretto.
L’orientamento dell’INPS appare inequivoco: l’incremento delle visite fiscali costituisce un segnale di rafforzamento dell’azione di vigilanza. Il rispetto delle fasce di reperibilità non è solo un adempimento formale, ma un obbligo giuridico la cui violazione può comportare conseguenze rilevanti, sia sul piano economico sia su quello disciplinare.
In un contesto di controlli sempre più capillari, anche una condotta apparentemente marginale può tradursi in un rischio concreto, fino alla compromissione del rapporto di lavoro.
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