Segnalazioni alla Centrale Rischi: la Cassazione limita gli automatismi e apre alla responsabilità delle banche

Una recente pronuncia della Suprema Corte ridefinisce i confini della legittimità delle segnalazioni bancarie, imponendo una valutazione sostanziale della condizione economica del debitore e non più un mero riscontro formale dell’inadempimento.

Nel delicato equilibrio tra tutela del credito e salvaguardia dell’iniziativa economica, assume rilievo centrale il tema delle segnalazioni alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Tali comunicazioni, infatti, incidono in modo determinante sulla reputazione finanziaria di imprese e professionisti, potendo compromettere l’accesso al credito e, nei casi più gravi, la continuità aziendale.

 

Su questo terreno si innesta l’ordinanza n. 5593 del 12 marzo 2026 della Corte di Cassazione, che interviene con fermezza per circoscrivere il ricorso a segnalazioni automatiche fondate esclusivamente sull’inadempimento contrattuale. La Suprema Corte ribadisce un principio ormai consolidato: il semplice mancato pagamento di un debito non è, di per sé, sufficiente a qualificare il cliente come “in sofferenza”.

 

Il caso: tra leasing e segnalazioni contestate

La vicenda esaminata trae origine da un rapporto di leasing per l’acquisto di macchinari, nell’ambito del quale una società aveva accumulato un’esposizione debitoria di circa 41.800 euro, riferita a canoni non versati nei primi anni Duemila. Parallelamente a una controversia già in essere, le parti avevano avviato trattative transattive, rimaste però senza esito.

 

In tale contesto, l’istituto di credito procedeva alla segnalazione della società alla Centrale dei Rischi. La scelta veniva contestata in sede giudiziaria, con una richiesta risarcitoria particolarmente rilevante, fondata sull’assunto che la segnalazione avesse determinato gravi ripercussioni economiche, tra cui il diniego di ulteriori finanziamenti da parte di altri intermediari.

I giudici di merito avevano inizialmente respinto la domanda, ritenendo legittima la segnalazione quale conseguenza del mancato pagamento. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha censurato tale impostazione, ritenendola eccessivamente semplificatoria e non conforme al quadro normativo e giurisprudenziale.

 

Il principio di diritto: niente automatismi

Il fulcro della decisione risiede nella definizione di “sofferenza”, concetto chiave per l’iscrizione alla Centrale dei Rischi. Secondo la Cassazione, tale qualificazione richiede una valutazione complessiva e concreta della situazione economico-patrimoniale del debitore.

Non è dunque sufficiente rilevare un inadempimento, anche se protratto. È necessario, invece, accertare che il soggetto versi in uno stato di insolvenza – anche non formalmente dichiarato – oppure in una condizione equivalente, caratterizzata da una difficoltà economica grave e non transitoria.

 

L’assenza di tale verifica comporta una violazione delle disposizioni contenute nel Testo Unico Bancario, nelle delibere del CICR e nelle istruzioni della Banca d’Italia, oltre che dei principi consolidati della giurisprudenza di legittimità.

 

Responsabilità della banca e danno risarcibile

Particolarmente significativo è il passaggio in cui la Corte qualifica come illecito civile la segnalazione effettuata senza un’adeguata istruttoria. L’istituto di credito, infatti, è tenuto a una valutazione diligente e sostanziale della posizione del cliente; in difetto, la sua condotta può generare responsabilità risarcitoria.

Il danno derivante da una segnalazione illegittima viene considerato ingiusto, in quanto incide direttamente sulla capacità dell’impresa di operare sul mercato. Le conseguenze possono essere molteplici: dalla revoca delle linee di credito esistenti alla perdita di opportunità commerciali, fino al deterioramento del merito creditizio.

In tali ipotesi, il giudice di merito è chiamato a quantificare il pregiudizio subito, distinguendo tra danno emergente – ossia i costi effettivamente sostenuti – e lucro cessante, rappresentato dalle occasioni economiche perse a causa della compromissione dell’affidabilità finanziaria.

 

Implicazioni operative

La pronuncia in esame segna un ulteriore passo verso una maggiore responsabilizzazione degli intermediari finanziari, imponendo loro di superare logiche meramente automatizzate nella gestione del rischio creditizio.

Per le imprese, al contempo, si rafforza la tutela contro segnalazioni indebite, con la possibilità concreta di ottenere ristoro per i danni subiti. Ne emerge un quadro in cui la correttezza e la proporzionalità dell’azione bancaria diventano elementi imprescindibili, non solo sul piano etico, ma anche giuridico.

 

La Cassazione, in definitiva, riafferma un principio di civiltà giuridica: il sistema del credito non può prescindere da una valutazione sostanziale della realtà economica, pena la trasformazione di uno strumento di vigilanza in un meccanismo potenzialmente lesivo della libertà d’impresa.

 

 

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