In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni e rinnovate esigenze di sicurezza, il legislatore italiano torna a interrogarsi sui limiti all’occultamento del volto negli spazi pubblici. Un disegno di legge promosso dalla Lega, attualmente all’esame del Senato, propone una revisione significativa della disciplina vigente, con l’obiettivo di rafforzare i presidi di ordine pubblico e, al contempo, tutelare la libertà individuale.
L’iniziativa si inserisce nel quadro della normativa già esistente, incidendo direttamente sulla Legge n. 152 del 1975, storicamente introdotta per contrastare i fenomeni di terrorismo durante gli anni di maggiore instabilità interna.
L’attuale impianto normativo vieta l’utilizzo di caschi o altri mezzi idonei a rendere difficoltosa l’identificazione personale nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, salvo la presenza di un “giustificato motivo”. È proprio questa clausola, ritenuta eccessivamente elastica, a costituire il principale oggetto di revisione.
Il nuovo disegno di legge mira a superare tale margine interpretativo, introducendo un divieto più esplicito e generalizzato di copertura del volto, esteso anche a indumenti o accessori riconducibili a tradizioni culturali o religiose, laddove impediscano l’identificazione della persona.
Qualora approvata, la riforma renderebbe vietato occultare il volto nella maggior parte degli spazi accessibili al pubblico: strade, piazze, esercizi commerciali, uffici, scuole e strutture sanitarie. La ratio dell’intervento è quella di garantire la piena identificabilità dei soggetti, prevenendo condotte illecite e rafforzando la sicurezza collettiva.
Permarrebbero tuttavia alcune eccezioni, riconducibili a esigenze specifiche e costituzionalmente rilevanti: tra queste, l’utilizzo di dispositivi di protezione per la guida (come i caschi), motivi sanitari e contesti legati all’esercizio del culto religioso.
Elemento di particolare rilievo è l’introduzione di una nuova ipotesi di reato, destinata a colpire chi imponga ad altri di coprirsi il volto mediante violenza, minaccia o abuso di autorità. La condotta verrebbe sanzionata con la reclusione fino a due anni e con una multa che può raggiungere i 30.000 euro.
La norma si propone di intercettare situazioni in cui la copertura del volto non sia frutto di una scelta libera, bensì di una costrizione, intervenendo così a tutela della dignità e dell’autodeterminazione individuale.
Il disegno di legge prevede un aggravamento della pena nei casi in cui la vittima sia una persona particolarmente vulnerabile, come donne, minori o soggetti con disabilità. In tali ipotesi, la sanzione potrebbe essere aumentata fino alla metà.
Particolare attenzione è riservata anche al contesto familiare: qualora la costrizione provenga da un genitore nei confronti di un figlio minorenne, è prevista la segnalazione al tribunale per i minorenni, con la possibilità di adottare provvedimenti a tutela del minore, inclusi interventi sulla responsabilità genitoriale.
Il provvedimento si colloca in un’area delicata del diritto, in cui si intrecciano esigenze di sicurezza pubblica e tutela dei diritti fondamentali. Da un lato, l’identificabilità delle persone rappresenta un elemento cruciale per la prevenzione dei reati; dall’altro, emergono questioni legate alla libertà religiosa e all’autodeterminazione personale.
I promotori della proposta sottolineano come l’intervento sia volto anche a contrastare eventuali forme di pressione sociale o familiare, soprattutto nei confronti delle donne, che potrebbero limitare l’esercizio delle libertà individuali garantite dall’ordinamento.
Il disegno di legge dovrà ora affrontare il consueto iter parlamentare, articolato tra Senato e Camera dei Deputati. Solo al termine di tale percorso sarà possibile valutarne l’eventuale approvazione e le modalità applicative definitive.
Nel frattempo, il dibattito resta aperto, confermando la centralità del tema nel confronto pubblico: un equilibrio complesso tra sicurezza, diritti e pluralismo culturale che il legislatore è chiamato a definire con particolare attenzione.
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