La Carta del Docente si avvia a una significativa evoluzione nel quadro delle politiche di welfare destinate al personale della scuola. A partire dall’anno scolastico 2025/2026, il beneficio – istituito dall’art. 1, comma 121, della Legge 13 luglio 2015, n. 107 – sarà integrato in un sistema più ampio di sostegno alla professionalità docente, con un’estensione della platea dei beneficiari e un ampliamento delle spese ammissibili.
L’intervento, annunciato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, si inserisce in una strategia di rafforzamento della formazione continua e dell’innovazione digitale, sostenuta anche da risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
La Carta del Docente nasce quale strumento di aggiornamento e qualificazione professionale del personale docente di ruolo, mediante l’attribuzione di una carta elettronica fruibile tramite apposita piattaforma ministeriale. La ratio legis è chiara: promuovere la crescita culturale e professionale degli insegnanti, riconoscendone il ruolo centrale nel sistema di istruzione.
Attraverso i buoni di spesa generati dalla carta, i docenti possono acquistare esclusivamente beni e servizi funzionali all’aggiornamento professionale, tra cui:
– libri, testi anche in formato digitale, pubblicazioni e riviste specialistiche;
– hardware e software;
– corsi di aggiornamento e qualificazione erogati da enti accreditati presso il Ministero;
– corsi di laurea, laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, nonché corsi post lauream e master universitari coerenti con il profilo professionale;
– titoli di accesso a rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
– ingressi a musei, mostre, eventi culturali e spettacoli dal vivo;
– iniziative coerenti con il Piano triennale dell’offerta formativa e con il Piano nazionale di formazione, ai sensi della citata legge n. 107/2015.
Resta fermo il vincolo relativo all’acquisto di hardware e software: consentito al momento della prima erogazione e, successivamente, con cadenza quadriennale.
La principale innovazione riguarda l’integrazione della Carta nel sistema di welfare scolastico. Dal prossimo anno scolastico, il beneficio potrà essere utilizzato anche per l’acquisto di servizi di trasporto, ampliando così le categorie di spesa ammissibili.
Si tratta di un’estensione che assume rilievo sistemico: non solo formazione e strumenti didattici, ma anche sostegno concreto alla mobilità del personale, con particolare riguardo ai docenti pendolari o in servizio lontano dalla propria residenza.
L’importo massimo della Carta, che sarà definito con apposito decreto interministeriale di prossima emanazione, dovrebbe attestarsi intorno ai 400 euro annui.
Parallelamente, il rafforzamento del sistema passa attraverso un investimento diretto sulle istituzioni scolastiche. A decorrere dal 2025/2026, sono previsti 270 milioni di euro di fondi PNRR destinati alle scuole per rispondere alle esigenze formative dei docenti.
Gli istituti potranno utilizzare tali risorse per l’acquisto di pc, tablet e libri da concedere in comodato d’uso agli insegnanti che ne faranno richiesta, favorendo così un accesso più equo alle dotazioni tecnologiche e ai materiali didattici.
Inoltre, ciascun docente potrà contare su ulteriori risorse – stimate in circa 240 euro – per partecipare ai corsi di formazione deliberati dal Collegio dei docenti nell’ambito del piano annuale di formazione. Si delinea, dunque, un sistema integrato: beneficio individuale tramite Carta e finanziamento collettivo tramite scuola.
Particolarmente significativa è l’estensione della misura ai docenti con contratto a tempo determinato, superando una delle criticità più discusse degli anni precedenti.
Per l’anno scolastico 2025/2026, il bonus sarà riconosciuto a:
– docenti con contratto a tempo indeterminato, inclusi i neoassunti e i part-time;
– docenti dichiarati inidonei all’insegnamento per motivi di salute ai sensi dell’art. 514 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
– docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o impiegati in altre funzioni;
– docenti in servizio presso scuole italiane all’estero;
– docenti operanti nelle scuole militari;
– docenti con contratto a tempo determinato fino al 31 agosto 2026, anche a orario non pieno;
– docenti con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno, anche part-time;
– docenti beneficiari di sentenze favorevoli, con specifiche modalità di riconoscimento in caso di ritardi nell’erogazione.
L’estensione ai supplenti annuali e fino al termine delle attività didattiche rappresenta un passaggio di rilievo sul piano dell’equità, in linea con l’orientamento giurisprudenziale che negli ultimi anni ha progressivamente riconosciuto la necessità di garantire parità di trattamento tra personale di ruolo e non di ruolo in materia di formazione obbligatoria e aggiornamento professionale.
L’evoluzione della Carta del Docente appare, dunque, come un tassello di una più ampia strategia di valorizzazione del capitale umano nella scuola. L’integrazione tra beneficio individuale, investimenti PNRR e ampliamento delle categorie di spesa configura un modello di welfare professionale strutturato, orientato non solo all’aggiornamento culturale ma anche al sostegno concreto delle condizioni di lavoro.
Resta ora attesa la formalizzazione del decreto interministeriale che definirà importi e modalità operative. Ma l’indirizzo politico e normativo sembra ormai tracciato: la formazione continua non è più un onere individuale, bensì un diritto-dovere sostenuto dall’ordinamento e finanziato in modo organico.
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