Si tratta, allo stato attuale, di un’ipotesi normativa non ancora tradotta in disposizione vigente, ma oggetto di confronto parlamentare e di valutazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, che ne ha riconosciuto la potenziale efficacia in termini di semplificazione e contrasto all’evasione.
L’attuale disciplina del lavoro domestico presenta una struttura duale: i contributi previdenziali sono versati dalle famiglie datrici di lavoro, mentre l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) resta a carico del lavoratore, che provvede autonomamente mediante dichiarazione fiscale.
Tale assetto ha evidenziato nel tempo criticità rilevanti, in particolare sul piano dell’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Le stime emerse in sede istituzionale indicano, infatti, un livello significativo di evasione nel settore, quantificabile in circa mezzo miliardo di euro annui, a fronte di una sostanziale regolarità nei versamenti contributivi.
La proposta in discussione prevede un mutamento strutturale del sistema, attraverso l’estensione alle famiglie della qualifica di sostituti d’imposta. In tale scenario, il datore di lavoro domestico sarebbe tenuto a trattenere direttamente una quota dell’imposta dal compenso erogato, provvedendo contestualmente al relativo versamento allo Stato.
Il modello si avvicinerebbe, sotto il profilo funzionale, a quello già operante nel lavoro subordinato e nel sistema previdenziale pubblico, introducendo un meccanismo di prelievo alla fonte volto a garantire maggiore certezza del gettito e riduzione delle omissioni dichiarative.
Elemento centrale della proposta è l’introduzione di una tassazione sostitutiva agevolata, configurabile come una flat tax con aliquota fissa o comunque semplificata rispetto al regime IRPEF ordinario.
Tra le ipotesi tecniche attualmente allo studio figurano modelli a progressione temporale, con aliquote iniziali ridotte (ad esempio 5%), destinate a crescere gradualmente fino a una soglia a regime (ipotizzata intorno al 15%). L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato semplificare gli adempimenti fiscali per le famiglie, dall’altro incentivare l’emersione del lavoro regolare.
Un punto centrale del dibattito riguarda la sostenibilità degli obblighi a carico delle famiglie, soggetti non strutturati come imprese. Per tale ragione, si stanno valutando soluzioni operative di semplificazione, tra cui modelli F24 precompilati o sistemi di calcolo automatico integrato.
In particolare, si ipotizza un ruolo rafforzato dell’INPS, che potrebbe gestire in modo coordinato il calcolo dei contributi previdenziali e delle imposte, inviando un unico prospetto di pagamento già predisposto.
L’intento è quello di integrare il prelievo fiscale nei meccanismi amministrativi già esistenti, evitando l’introduzione di ulteriori oneri burocratici.
Dal punto di vista sistematico, l’introduzione di una ritenuta alla fonte nel lavoro domestico risponderebbe a esigenze di efficienza fiscale. Il prelievo direttamente in sede di erogazione del salario consentirebbe infatti di:
La proposta non ha ancora assunto forma normativa definitiva e si colloca tuttora nella fase di elaborazione politica e tecnica. Essa è stata tuttavia inserita nel percorso di discussione del Decreto Fiscale e potrebbe trovare spazio nel processo di conversione in legge.
Il contesto di riferimento è peraltro già in evoluzione: nel 2026 il settore del lavoro domestico è stato interessato da aggiornamenti contrattuali, revisione dei minimi retributivi e interventi sui contributi previdenziali, delineando un quadro normativo in progressiva trasformazione.
Qualora la misura dovesse essere approvata, gli effetti si articolerebbero su più livelli:
La proposta di introduzione di una flat tax per il lavoro domestico con ritenuta diretta si inserisce in un più ampio processo di razionalizzazione del sistema fiscale, volto a coniugare semplificazione amministrativa e contrasto all’evasione.
Resta tuttavia centrale la verifica della sostenibilità operativa del modello, in particolare con riferimento al carico burocratico sulle famiglie. L’equilibrio tra efficienza fiscale e semplicità applicativa rappresenterà, con ogni probabilità, il nodo decisivo nella definizione del testo normativo finale.
Al momento, la riforma rimane allo stadio di ipotesi avanzata, ma il suo ingresso nel dibattito parlamentare ne conferma la potenziale evoluzione verso un intervento strutturale nel settore del lavoro domestico.
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